Di monti, di bambini e di libertà

Non c’è niente nella mia vita che rappresenti tutta la mia vita.

L’incostanza forse.

Comunque per gran parte della mia vita la storia della mia vita è stata la storia di come mia mamma mi ha cresciuto.

Cresciuta senza un padre di cui non ho mai sentito la mancanza.

Quanto alla mamma, è stata la mamma più brava del mondo e applicava un principio con fermezza nella sua educazione, sopratutto nell’educazione al femminile.

Lei stessa era cresciuta in una famiglia povera e quasi poverissima e molto chiusa e arretrata. Come prima figlia femmina, nata molto prima della liberazione sessuale, ha dovuto lottare per conquistare ogni libertà. Dopo le elementari, le scuole medie le ha potute frequentare solo perchè le maestre insistettero con la famiglia e le pagarono l’abbonamento del treno per tutta la durata del corso di studi, altrimenti i miei nonni, in quanto figlia femmina, l’avrebbero fatta smettere di studiare. E così le superiori (l’avviamento professionale) lo ha potute fare solo perchè i miei nonni si convinsero che mia mamma poteva ambire anche a fare un lavoro fuori casa, e portare i soldi in casa. La vita quotidiana poi era tutta confinata dentro il cortile della casa di famiglia, guardando i bambini che giocavano liberi fuori, sulla piazza del paese.

Lavorando, in città, conobbe un vegliardo, forse pre-colombiano, che le spiegò che quella voglia di libertà si chiamava anarchia: scappò di casa, si fidanzò e iniziò a vivere.

Perciò la cosa che mia mamma ha sofferto di più in gioventù fu la mancanza di libertà e la sua ferma promessa è stata quella di crescere sua figlia (me) in totale libertà.

Nel dubbio ha ecceduto sempre in senso libertario, così che la mia di giovinezza, pure abbastanza passata in ristrettezze economiche, è stata invece ricca di felicità e avventura.

E di sbandamento più completo.

Ero l’invidia della mia generazione perchè potevo fare quello che mi pareva fin dalla più tenera età. A dire il vero a 10 o 11 anni non sono tanti i genitori che lasciano liberi i figli di fare quello che gli pare e quando tutti erano andati a letto anche io non avevo più niente da fare e tornavo a casa a orari da bambini.

Nell’adolescenza è stato un po’ più un problema. Che di adolescenti scapestrati ce ne sono di più.

Mia mamma escogitò allora un trucco abilissimo. Siccome abitavo lontana dalla città, mi regalò il motorino, ma con una proibizione astutissima: che non si potesse guidarlo di notte perchè era pericoloso (il mistero del perchè per mio fratello la notte fosse meno pericolosa non è mai stato chiarito). La sera perciò potevo uscire solo se avevo un amico disposto a farsi poi 30 km per riaccompagnarmi a casa di notte. E di amici ne ho avuti molti (e tutti con la testa sulle spalle) e il trucco di mia mamma fallì, ma in compenso la sua teoria di crescere figlie in maniera libertaria ne venne molto rafforzata.

Quando smisi di andare a scuola e mi presi un anno sabbatico appena diciottenne, qualche dubbio le venne, vedendomi tornare tutte le notti allo spuntare del sole (guidare la macchina di notte non è pericoloso purtroppo), ma poi mi diplomai come tutti i bambini normali e si tranquillizzò definitivamente.

 

 

 

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