Autoescludersi

Sono tempi difficili per chi vuole tenersi informato.

Innanzitutto, succedono troppe cose. Non si regge il passo delle notizie che ci bombardano 7 giorni su 7 e ogni notizia sembra subito cancellata da quella successiva.

Poi, succedono troppe cose orribili. Di cui arriviamo a conoscere solo una piccola parte e quella su cui ci informano non sappiamo neanche se è vera.

Infine succedono cose troppo complicate. Certamente la maggior parte hanno una spiegazione comprensibile, ma si può star certi che le reali motivazioni non vengono dichiarate, le si può solo ipotizzare.

Non è questo il caso però dello sbandierato “Board of peace” di cui conosciamo genesi, struttura, motivazioni.

Il Board of peace nasce all’interno dell’accordo di “cessate il fuoco” di Gaza, come proposta scritta di pugno americano per la fase due e accettata obtorto collo da Hamas. La quale però ha dichiarato  pubblicamente di voler rispettare solo la fase uno. Cosa che ha fatto, restituendo tutti gli ostaggi vivi e le salme di quelli morti (eccetto uno posizionato nelle zone della striscia ancora occupate da Israele).

Il Board of peace è stato poi controfirmato in sede ONU a scatola chiusa, in un procedimento di accettazione quantomeno sospetto, visto che non si conoscevano i membri e le finalità dell’organismo internazionale.

Quanto alla struttura è un organismo presieduto da Trump, non in veste di presidente USA – a quanto pare – ma proprio in qualità di persona fisica, a cui si affianca una camera di regia e di paesi costruita per inviti dallo stesso presidente Trump. Fra i vari ne faranno parte Nethanyau, Putin, Trump, Milei, Tony Blair.

Quanto alle motivazioni, gli scopi che si prefigge sono essi stessi stati dichiarati:  sostituirsi alle forse di difesa israeliane nella striscia, garantire il disarmo dei palestinesi, gestire la ricostruzione di Gaza. Quella stessa Gaza che a dire di uno degli editoriali più importanti di un famoso quotidiano israeliano – Haaretz-, verrà ricostruita solo per essere distrutta nuovamente fra 10 anni. Oltre queste motivazioni momentanee, poi, sembra volersi aprire ad ogni scenario di guerra. Insomma un’impresa di speculazione edilizia internazionale legalizzata. Come fare affari sulla morte delle persone, usando gli eserciti degli stati nazionali aderenti? E pazienza che alle persone comuni sembri del tutto cinico arricchirsi con la morte delle persone. Il senso comune sbaglia, ed è dal profitto che passa la costruzione della pace.

Ora la nostra premier dice di avere qualche scrupolo ad aderire a un’organizzazione di questo tipo, ma che le sembra brutto autoescludersi e che, se lo statuto cambiasse, se Trump fosse disposto a fare qualche passo indietro formale, allora chissà…

Forse è il caso di ricordare alla nostra premier le cifre di quanto accaduto in questi ultimi anni a Gaza. Forse le sono sfuggite: sono state uccise oltre 70.000 persone accertate su 2 milioni di abitanti; ci sono almeno 200.000 feriti di cui tantissimi in gravi condizioni. Ci sono 60 milioni di tonnellate di macerie. Non esiste rete fognaria, acquedotti, impianti di desalinizzazione. I campi coltivabili sono stati espropriati. È rimasto meno del 20% degli edifici utilizzabili.

Dal cessate il fuoco sono state uccise nella sola striscia oltre 400 persone. Decine di bambini sono morti di freddo. Gli aiuti per la rimozione delle macerie e per il soccorso medico, alimentare e per gli alloggi di emergenza sono ancora bloccati. Le nascite sono diminuite di quasi il 50%. Le donne non riescono a portare a termine le gravidanze o i bambini non sopravvivono al parto, troppo dure le condizioni per venire al mondo. Lo spazio calpestabile è stato ridotto da 370 kmq a circa 160, tutto fatto di sabbia. E Israele si oppone a qualunque ipotesi di smobilitazione delle sue truppe ed anzi prosegue nell’opera di demolizione degli edifici,  nel territorio sotto il suo controllo. La striscia di Gaza è diventata a tutti gli effetti un enclave di Israele.

Nel mondo occidentale ci perdiamo a criticare chi nella striscia si permette di celebrare pubblicamente un matrimonio o una laurea, chiedendoci come mai non siano così disperati da lasciar perdere la vita, indignandoci, forse, che non rispettino il lutto.

Forse non è bello fare questi bilanci in cui le sofferenze vengono ridotte a numeri e cifre, ma che sia difficile informarsi non può diventare una scusa per lasciar correre ogni schifezza.

Insomma se c’è una cosa che è sicura è che dal board of peace è meglio stare alla larga.

 

 

 

 

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