Di case e di cuori

Ci sono tante leggende riguardo al defibrillatore. Per un periodo c’è stata una campagna pubblica: mettiamo un defibrillatore ogni 100 km.

Prima ogni 100 km c’era una casetta rossa, con un operaio che aveva l’incarico di pulire la strada e verificare che tutto andasse bene. Lo pagava l’ANAS, cioè il comune, probabilmente.
Le strade italiane sono piene di queste casette rosse abbandonate. Le poche (pochissime) che sono state riscattate e comprate e in cui qualcuno vive tutt’ora sono ancora di un colore rosso mattone acceso, come venissero direttamente dagli anni ’60. Lì a testimoniare di un passato finito per sempre.
“Lo stato che paga le case agli operai? Orrore!”
Già… neanche da pensarlo. Eppure, un tempo, con quell’operaio ogni 100 km le frane non si portavano mai via una strada (e i suoi incauti passanti). E i ponti, neanche a dirlo, restavano tutti in piedi.
Mi piacciono molto le casette rosse dell’ANAS. Quando viaggio in macchina per gli appennini italiani, ogni volta che ne vedo una sono felice. Resiste. E’ in piedi, con le finestre murate magari, il giardino invaso dalle erbacce, ma non si è ancora sfasciata.

Chissà invece com’è andata a finire la campagna per un defibrillatore ogni 100 km.
Serve formazione per usarlo.
Un corso di un paio di settimane, e si è pronti.
Il cuore non è una cosa complicata, non tanto quanto una strada, basta un defibrillatore, un corso di due settimane e una scarica elettrica per riattivarlo.

Prima lezione del corso: il responsabile volontario del defibrillatore si deve ricordare di tenerlo sempre carico!
E’ la legge di Murphy: se ti dimentichi di caricarlo anche solo per una volta, puoi star certo che quel giorno qualcuno si sentirà male.

L. “E’ l’atto di caricarlo che tiene in vita le persone?”
N. “La legge di Murphy non sbaglia mai!”

 

 

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