Le regole dell’accesso

Una delle parti più impegnative da studiare per un concorso pubblico è costituita da quella che comprende quelle che si chiamano “regole per l’accesso”.

Solitamente in un concorso le studi in un modo, all’inizio del concorso, ma per la fine del concorso (un anno circa) è già stato varato un nuovo codice che definisce “nuove regole per l’accesso”. Quindi sono difficili da studiare, ma quasi mai te le chiedono sul serio, perchè non c’è mai nessuno tanto esperto da chiedertele con la sicurezza di sapere quale sia poi la risposta giusta.

Che cos’è mai questo accesso?

Per accesso si intende non l’entrata nel palazzo dei servizi amministrativi in questione, ma l’accesso ai dati personali delle persone. Come, in sintesi, ci si può fare gli affari altrui secondo la legge.

Perchè per esempio, ci può essere una causa in tribunale di mezzo e per qualche motivo si può essere titolati a sapere qualcosa sugli altrui affari. Affari (cioè dati) di cui l’amministrazione è in possesso. Oppure si può voler sapere qualcosa sugli affari dell’amministrazione stessa. Oppure ancora c’è un ventilato diritto all’informazione che pretende di farsi apertamente gli affari altrui per la difesa di tutti i cittadini.

A questa annosa questione è connessa quella di definire una classificazione dei dati personali altrui (sensibili, sensibilissimi, ecc…) e, altra materia ancora, ma solo ultima in ordine di importanza quella della tutela della privacy altrui.

Quindi si capisce bene come la normativa in materia cambi di continuo.

Non si sa perchè infatti quando i dati sulle persone hanno iniziato a girare come merci, nessuno si sia stupito della cosa e abbia pensato a regolarne il traffico. E ci siamo oggi trovati in una situazione stile “terra di nessuno” in cui anche il più fervente sostenitore dei diritti civili, si deve calare le braghe e rassegnarsi all’idea di vivere come il Caso vuole.

Dal problema del copyright messo in discussione dagli amanti informatici di tutto il mondo, a quello sul violare apertamente l’identità informatica altrui il passo è veramente breve e capitalisti, affaristi, avvocati, arruffoni e anarchici si trovano tutti nello stesso calderone a tirare improperi contro nemici immaginari e a difendere una presunta libertà di manomettere il sistema che in realtà non esiste.

In tutto questo, il legislatore, questa figura mitologica evocata dalle pagine del diritto, sollecitato così contradditoriamente dal mondo informatico ha rinunciato completamente a dare una definizione generale della materia e si è limitato a dettare regolamenti all’unico settore che controllava: l’amministrazione pubblica.

Purtroppo però ha scritto una normativa talmente ingarbugliata e che entra così pesantemente in contrasto con la possibilità di svolgere il lavoro necessario delle P.A. (che consiste quasi sempre nel maneggiare dati amministrativi sensibili e sensibilissimi) da rinunciare del tutto dal dare istruzioni operative ai suoi stessi operatori se non quella di: non potete controllare quanto guadagna Berlusconi! O Renzi, Salvini e altri personaggi pubblici.

Dati sensibili e trattamento di questi sono diventati uno dei problemi principali della legislazione internazionale degli ultimi anni. C’è di mezzo la privacy. C’è di mezzo la pubblicità. C’è di mezzo il profitto e il copyright.

C’è di mezzo il controllo.

Ma è proprio vero?

Si. Lo è. Chiunque ha accesso a un database può sapere tutto delle persone i cui dati sono raccolti in quel database. O quasi tutto. Si fa un gran parlare della protezione dei dati che finiscono nelle mani di colossi informatici quali google, ma che dire di quelli in mano alla P.A.?

Dammi il tuo codice fiscale e ti dirò chi sei! Gran potere!

Certo, c’è un codice etico, confusionario, che afferma: “si possono usare i dati solo per finalità di lavoro”

Fanculo le legge! Io sono anarchica!

Si, certo…

Comunque ci ho pensato: intorno ai 50 anni diventerò Comunista, come la mia amica Luana. E allora si che non mi importerà più niente della legge borghese.

Varrà quella comunista: se io anche solo sospetto che sei uno stronzo, vengo e non userò toni gentili con te!

 

 

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